Un buon ciclista allena la testa non solo le gambe Dolomiti in bici

Un buon ciclista allena la testa non solo le gambe

Anche se non sembra, ci sono tanti modi di andare in bici. Una sola cosa è certa: con la bici non si bara. La ciclo restituisce esattamente ciò che le si dà. Se le concedi pochi chilometri è difficile pensare a grandi imprese. Se con lei passi parecchio tempo, anche poco alla volta, allora sì che gli scenari si fanno ampi, così come la possibilità di sognare in grande.

Quando iniziai a pedalare tanti anni fa, mai avrei pensato di fare quello che ho fatto con la mia bici. E non sono certo un campione, anzi. Però con la bici ho imparato tante cose. Dentro e fuori di me. Ho imparato a sentire il respiro, ho capito cosa vuol dire ritmo, ho conosciuto strade, paesi, persone che senza ciclo non avrei mai incontrato. Mi sono fatto un’idea di paesaggio completamente nuova. Ho dialogato a lungo con la fatica. Ho ascoltato montagne, fiumi, tornanti, rettilinei, vento, pioggia, neve, sole, ponti, cavalcavia. Ho visto il mare correre al mio fianco. Ho goduto dell’ombra degli alberi e del colore dei fiori. Ho apprezzato le stagioni e stretto al manubrio la gioia che il pedalare reca. Ho rincorso le nuvole, senza mai raggiungerle.

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In bici non contano solo le gambe

Bisogna allenare anche il cervello. Soprattutto il cervello. Certo, più le gambe sono allenate, più il cervello risponde. Per allenare le gambe è necessario uscire con regolarità, alternando pedalate lunghe a gite brevi, trovando un equilibrio tra fondo e intensità. Tutto dipende dagli obiettivi che ci si pone. La cosa più importante è però non smettere mai. Pedalare, anche poco, in inverno. Non avere paura del freddo, così come bisogna stare attenti al caldo eccessivo in estate. Sono più di vent’anni che vado in bici e ormai la mia è una politica di contenimento. Non posso pretendere di andare come un tempo, ammesso che sia mai andato forte. Quello che pretendo è di andare. E basta. E per farlo bisogna mettere sulla groppa chilometri. Cerco di uscire due volte la settimana, tempo di lavoro permettendo. Un’uscita breve nei giorni feriali, una lunga il week-end. Il mio obiettivo da sempre non è la competizione, bensì la voglia di godere la bici sempre e concedermi tra la fine della primavera fino all’inizio dell’autunno lunghe pedalate in solitaria, o con amici collaudati.

cimone

E’ importante scegliere gli itinerari con cura

Ho la fortuna di vivere in una città di pianura che è in prossimità delle colline. Quindi la prima parte della pedalata è dolce, la seconda impegnativa e la terza, di nuovo dolce: se ce n’è in questa ultima parte cerco di spingere un po’. E’ così che mi faccio la gamba. A volte scelgo un percorso per allenare la forza-resistenza: una salita lunga e non particolarmente impegnativa in cui usare solo il 50 davanti. Almeno per un’ora. Di solito pedalo su una delle mie salite preferite, una delle strade più belle qui in Appennino modenese e a portata di ciclo. Conosco ogni metro di questa strada. Ogni volta è festa, sudore e gamba dura.

panoramica

Allenare il cervello

Allenare il cervello significa trattarlo bene: non mandarlo mai fuori giri. Quindi è necessario bere, mangiare e cercare di allontanare la stanchezza il più possibile. Gli integratori aiutano, sali minerali su tutti. Un cervello ben allenato permette non solo di sopportare la fatica ma di rimanere sempre concentrati. E su certe strade è indispensabile farlo. Nel traffico e in discesa soprattutto. E’ nelle strade senza auto che si allena il cervello. E’ nelle lunghe pedalate in solitaria. E’ nella ricerca di quella libertà effimera e nello stesso tempo efficace che l’andare in bici sa dare. Ecco come si allena il cervello. Perché il ciclismo non è solo un fatto di gambe, potenza, competizione. E’ anche e soprattutto, se non si è dei professionisti, una questione di benessere da conquistare. Un cervello ben allenato è un cervello che sa pensare. Che non subisce le strade ma le conquista con rispetto, devozione e godimento.

Autore

Francesco Ricci

Scrittore, copywriter, ciclopensatore, Francesco Ricci ha pubblicato Il ’68 a pedali, diario di un ciclista immaginario che corre il Giro d’Italia a fianco di Eddy Merckx; Bella ciao, ricostruzione, tra storia e finzione, di un breve e tragico amore nell’estate del 1944; Velopensieri, riflessioni transitorie sul pedalare, cosa che fa da oltre vent’anni quando e appena può; Fatto di sangue, il doping nel ciclismo rappresentato per la prima volta in una fiction romanzesca. Ha realizzato per RAI Alto Adige Riparare la terra, documentario in memoria di Alexander Langer.

Sito web: www.biciclettecosmiche.it/

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