Euroeyes Berlin Velothon, prima volta a una granfondo cittadina Euroeyes Berlin Velothon

Euroeyes Berlin Velothon, prima volta a una granfondo cittadina

Dopo ormai una ventina d’anni di gran fondo, per ritrovare l’entusiasmo ci voleva qualcosa di nuovo: fatte le gran fondo classiche, fatto lo sterrato alla Strade Bianche, abbattuto il muro dei 300 km alla Mallorca 312, mancava solo una gran fondo cittadina … è tempo della Euroeyes Berlin Velothon, una granfondo di massa (11.000 iscritti) con tre percorsi cittadini (60, 120 o 180 km) aperti a tutti, dai cicloamatori professionisti a chi ritira fuori dal garage la graziella

Organizzare la Euroeyes Berlin Velothon

Com’è ovvio, è un’esperienza che inizia qualche mese prima del giorno della GF: prenotare il viaggio, organizzare il trasporto della bici senza correre il rischio che scenda dall’aereo malridotta come l’anno scorso a Mallorca e organizzare i 4 giorni di “vacanza culturale” a Berlino.

Primo passo, la borsa da trasporto bici: una semirigida come quella usata per andare a Mallorca (che non è stata utilissima) o una rigida, nella quale la bici deve essere smontata?

Piuttosto che correre il rischio di farmi un’altra gran fondo con il cambio sderenato dalle botte prese in aereo, punto sulla borsa rigida … due clic sul web e la borsa arriva, ma qui siamo ancora a metà dell’opera: c’è ancora da imparare a smontare e rimontare la bici (passi per lo smontaggio di ruote e sella, ma allo sterzo non ci ho mai messo mano) e quindi tre sere prima della partenza faccio la simulazione, smonto, impacchetto, rimonto, salgo in sella e vado dal mio meccanico perché faccia la caccia all’errore e mi dica se rimontando tutto così rischio di lasciare i denti sull’asfalto di Berlino … contro ogni previsione, passo l’esame.

E qui il problema viaggio non è finito.berlin velothon arrivo

Rismonto, riimpacchetto, chiudo la valigia e la porto in macchina … la valigia vuota fa da sola 15 kg, aggiungi il peso della bici e degli accessori (qualche attrezzo per rimontare e la pompa per gonfiare le gomme) arriviamo a 27 kg … portarla in aeroporto e soprattutto dall’aeroporto all’albergo in treno è una tortura! Ma non potevano almeno mettere quattro ruotine, in modo che non dovessi sollevarla e trascinarla sulle sole due ruotine posteriori? Già che l’ho pagata 500 euro, cosa gli costavano due ruote in più?

L'alimentazione di un granfondista

Comunque, arrivati finalmente in albergo, fatta una corsa per ritirare la bici da corsa a noleggio per mia moglie che si cimenterà per la prima volta in una granfondo (percorso da 60 km, ovviamente), ecco il secondo problema: il pieno di carboidrati dei giorno prima. Per mia etica personale, mai andare in un ristorante italiano all’estero, si mangia cibo locale; quindi bratwurst alla berlinese per pranzo, currywurst per cena ed egg and bacon per colazione la domenica mattina, cibi che hanno in comune tre cose: fanno schifo, sono indigeribili e non hanno carboidrati.

Per di più in queste gare in pianura la compagnia è tutto: pedala in gruppo e ti diverti un mondo, rimani da solo perché ti sei fermato a prendere una barretta al rifornimento e diventa una tortura. All’egg and bacon aggiungo quindi un gel energetico pre-gara per partire con il pieno di quel che serve per essere indipendente per tutta la gara. Poi un paio di barrette energetiche, il solito gel senza il quale non esco mai anche se raramente lo uso e due borracce con i sali, che su uno sforzo da 5 ore con 15-16 °C dovrebbero bastare.

Forse quindi non è solo perché il via è alle 7.30 di mattina che nei primi chilometri mi sembra di non andare né avanti né indietro.berlin velothon muro

Grazie a Dio lo spirito sembra molto nordico, si pedala tranquilli in gruppo, nessuno ha ansia da prestazione e ci si gode il paesaggio, che in questo caso non sono valli e prati, ma edifici e monumenti.

Inizia la bagarre

La vera bagarre, effettivamente, è dietro di me, nella griglia dei partenti per il percorso corto; mia moglie parte a metà tra l’ebbrezza per la sua granfondo d’esordio, il timore di non farcela e il terrore di essere sorpassata dalla suocera partita due griglie dietro su una city bike… passi la gara con me (lei sulla 60 km, io sulla 180, l’ultimo al traguardo paga la birra), ma essere sorpassata dalla suocera su un cancello sarebbe imbarazzante, quindi va bene dosare le forze, ma pedalare e guardarsi dietro!berlino in bici

Intanto, con il passare dei chilometri la bagarre arriva anche davanti e la media sale piano piano fino a sfiorare i 40 km/h al bivio corto-lungo, con un misto di fastidio per i postumi da bratwurst e di gioia per l’ebbrezza della velocità lungo i vialoni di Berlino. E qui sorgono le prime riflessioni; il ciclismo epico è senza dubbio sui passi alpini, tra valli e montagne; ma, tolte le macchine (e, su questo, l’organizzazione è fenomenale, 180 km sigillati ermeticamente), pedalare in città tra opere d’arte è altrettanto bello. Ed io, appassionato di passi alpini, scopro che anche pedalare in piano a tutta velocità con la leggerezza che solo essere nella pancia di un gruppone da 40-50 ciclisti ti da e, contemporaneamente, la sicurezza che ti danno le strade larghe è una sensazione bellissima, tanto quanto il piacere di arrivare in cima ad un passo dolomitico.

Belle queste gran fondo cittadine!torre televisione berlino

Dopo il bivio, in ogni caso, arriva il classico rallentamento, che tutti sappiamo essere la quiete prima della tempesta degli ultimi chilometri e che vivo come al solito a metà tra il sollievo per il rallentamento e la delusione per l’abbassarsi della media che fino a quel punto era da urlo.

Birra persa...

La media inizia in effetti a scendere e poi piano piano a risalire più ci si avvicinava all’arrivo; e proprio mentre si ricomincia a menare, verso le 10.30 suona il telefono … mia moglie è già arrivata al traguardo ? non è possibile!

Passi per la birra persa, ma a quanto è andata? domanda provvidenziale, che si aggiunge alle consuete riflessioni da gran fondo … siamo al km X, quindi ne mancano Y … abbiamo fatto tot metri di D+, quindi sarà tutto piatto fino al ritorno nel primo circuito … se è arrivata alle 10.20, ci avrà messo 2 ore e mezzo, cioè 140 minuti, che su 60 km vuol dire … dunque … azz, 26, 2 km/h la seconda volta che saliva su una bici da corsa … complimenti, che classe la mogliettina!

E intanto, tra un pensiero e l’altro, passano i boschi dei parchi fuori Berlino, passano i laghetti nordici con le barchette in legno ancorate al molo, passano i due rifornimenti senza che nessuno si fermi (passano anche le mie due barrette, ma, come al solito, non il gel, che rimane in tasca), passa la campagna e rieccoci in città, riecco il giro dell’aeroporto (emozionantissimo!), riecco il viale sotto la ferrovia sopraelevata (anche questo non certo bello, ma fa così tanto Berlino …), riecco la gente che ci applaude, ecco il fondo della borraccia toccato molto prima delle previsioni visto che ci sono 30 °C invece dei 15 previsti (ma per gli ultimi 10 km meglio tener duro fino al birra party piuttosto che fermarsi e perdere le ruote dei compagni di pedalata proprio mentre si accende la bagarre finale), riecco il muro di Berlino e poi Alexander Platz e il lungo fiume tra il parlamento e la nuova stazione (questo è bello per davvero, pedalare qui è un colpo al cuore come sul Sella quando sbuchi davanti alle Torri) ed ecco l’arrivo.berlin

Gara finita, ma non è finito il bello.

Rimane ancora il birra party, con birra analocolica buonissima (mica come quella del Baffo) che reintegra tutti i sali persi e il ritorno in albergo, riattraversando Berlino e rigodendoci ogni bel palazzo.

Evviva le granfondo cittadine!

E rimangono ancora due giorni di vacanza a Berlino.

E, quindi, belle queste granfondo cittadine, bella la leggerezza della velocità e del sapere che comunque le finisci senza troppa fatica, bellissimo sentirsi padrone su strade in cui normalmente dobbiamo avere 1.000 occhi, meraviglioso che l’unico rumore della città diventino gli applausi del pubblico e il suono delle bici da corsa; speriamo che la lista si allunghi e che in quelle già in programma si punti sempre di più sul centro città.

Non mi si dica che chiudere il traffico per un giorno all’anno è un dramma; se lo si fa per la Maratona di New York, la Stramilano, la Deejay 10, la Maratona di Milano o la maratonina del Politecnico di Milano (11 km chiusi nel sabato pomeriggio del salone del mobile per 4 scappati di casa), le si possono chiudere anche per 10.000 ciclisti!

Autore

BikeLikeALaker

Gio, Max e Simo tre ciclisti che vivono sul lago di Como e che girano abitualmente sulle strade che lo circondano. Raccontano le sensazioni che provano in sella alle loro bici, in strada o in montagna ed hanno scoperto che qualcuno legge le storie che scrivono, così continuano a scrivere e ad evolvere sia come ciclisti che come autori. 

Sito web: www.bklk.it

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